venerdì 11 maggio 2012

Perché il calcio è cifra perfetta dell'umana esistenza

(ancora a proposito della piccola polemica con chi mi ha accusato di postare di calcio e donne in un momento così grave e serio... mi sono ricordato di questo scampolo tratto dal mio libercolo di italiano: 4 passi nella letteratura)

Io sono il classico maschio italiano di provincia. Cresciuto a balere e processioni, lambrusco e zanzare, oratorio e bar sport. E calcio. Calcio parlato, tifato, sfottuto, conteso. E giocato, abbastanza alla grande.

Adoravo gli estivi tornei. Il cono dei fari che isolano il campo dal resto del mondo. Il tifo sanguigno. I palleggi, le corse, le urla. E sguardi di fanciulle fra le piccole folle vocianti appena al di là della riga di gesso. E l’ebbrezza di atavici scontri.

Facevo il portiere.

Ricordo una mitica sfida. La nostra squadra nettamente più forte aveva schiacciato i nemici nell’area avversaria. Ma la palla non voleva entrare. Io non avevo dovuto fare nemmeno una parata. Poi, dopo minuti e minuti, un avversario si sgancia a sinistra e lascia partire un tiro lontano e senza pretese. La palla rimbalza sull’erba, e salta beffarda oltre il mio inutile tuffo. E rotola, lenta, nella rete.

Il pubblico fischia, e ride, e mi sfotte. Non alzo per lunghi secondi la faccia da terra. Solo Alessandro, l’amico terzino, si piega per una parola.

Anni dopo, sfogliando un testo scolastico, ho incontrato questa famosa poesia di Umberto Saba:

Goal 


Il portiere caduto alla difesa
ultima vana, contro terra cela
la faccia, a non veder l’amara luce.
Il compagno in ginocchio che l’induce
con parole e con mano, a rilevarsi,
scopre pieni di lacrime i suoi occhi.

La folla - unita ebrezza - per trabocchi
nel campo. Intorno al vincitore stanno,
al suo collo si gettano i fratelli.
Pochi momenti come questo belli,
a quanti l’odio consuma e l’amore,
è dato, sotto il cielo, di vedere.

Presso la rete inviolata il portiere
- l’altro - è rimasto. Ma non la sua anima,
con la persona vi è rimasta sola.
La sua gioia si fa una capriola,
si fa baci che manda di lontano.
Della festa - egli dice - anch’io son parte.



Per fortuna in quella partita ho vissuto anche l’emozione del secondo portiere. Quando la nostra mezzala, ad un soffio dal fischio finale, ha saltato il suo arcigno guardiano infilando nel sette il giusto pallone. E da lontano, la mia gioia, s’è fatta una capriola.

Quella partita è finita ai rigori ed io, come nei sogni, ho parato il tiro decisivo. E mi sono concesso alla folla festante. E ai salti. E alle urla. E alla birra versata sulla nostra vittoria.

Ma non ho mai scordato - assieme alla gioia esaltante della vittoria – l’avvilente disperazione della sconfitta.

Perché il calcio, pensiamo io e Saba, è cifra perfetta dell’umana esistenza. Dove gioia e dolore s’alternano nel cuore dell’uomo, che – come in una partita - spettatore o giocatore, ne è comunque protagonista.





lunedì 7 maggio 2012

ho una cultura da bar sport e da balera. e me ne vanto.

(la Juve ha vinto. e il calcio è l'unica fede rimasta intonsa)

mi sono innamorato del calcio in modo naturale. come mi sono innamorato delle donne e dei libri.

quando d’estate tornavo cotto da ore di lavoro, m’ingozzavo di qualcosa, prendevo la sacca con lo sponsor di paese e mi precipitavo al bar. il caffè, il grappino, la sigaretta, qualche battuta oscena e via con la banda verso il torneo.

lo spogliatoio. il rito della vestizione. il campo spelacchiato. i fari un po' rachitici. il pubblico volgare. qualche gridolino di ragazza. l’arbitro che fischia. e la battaglia nell’afosa umidità. calci. grida. zanzare e bestemmie.

io ero portiere.

amavo l’arcana solitudine fra i pali. il brivido di un tiro all’improvviso. l’uscita kamicaze contro l’avversario. l’impatto duro col terreno dopo il volo. l’attesa del rigore. e la resa. o la parata. coi capelli biondi che ridevano superbi agli sguardi immaginati di ragazze ai margini del campo.

amavo le partite nella pioggia. e nel fango che annulla i confini dell’umano.

amavo la vittoria e la sconfitta. e la doccia satura di vita in spogliatoi rocciosi di complicità. e gli scherzi e le battute.

e il brivido animale di una birra gelata coi compagni. fumando in piazza una sigaretta adulta. e rivivendo fino a tardi il gol, e il fallo e l’espulsione. e quella bionda dalle tette al vento che ti guardava vecchia e maliziosa.

ho una cultura da bar sport e da balera. e me ne vanto.






martedì 1 maggio 2012

Disincanto



non voglio bacchettare nessuno.
né esprimere giudizi di valore.
solo raccontare una sensazione.

io ammiro chi innalza barricate.
chi si prende per mano nelle piazze.
chi canta slogan sotto le notti infiaccolate.

io sogno ancora un tribuno
che spezzi le catene di stoltezza.
e spazzi via i tiranni dalle strade.

io invidio chi dispensa nell’agorà sofismi.

io ho nostalgia.
della mia sciarpa rossa,
e dell’eskimo sdrucito, e del megafono ammaccato.
e di lacrimogeni l’acre odore.
e del sincopato ritmo di sampietrini
sugli opliti della celere.

io ho molto creduto.
e molto amato. e molto sognato.

ma la vecchiaia mi regala
il privilegio lento del disincanto.

e vedo il mondo a tratti bello.
struggente ed intrigante. 
ma vecchio.
mollemente vecchio. 
e decadente.





venerdì 27 aprile 2012

Non c'è il lago. Ma


Sei già di corsa prima di alzarti. Perché il pensiero anticipa la sveglia e ti rigiri fra le lenzuola programmando la giornata e ipotizzando soluzioni impossibili ai mille problemi che dovrai affrontare. Ti trascini già stanco sul water dove cerchi di recuperare tempo per programmare le mille inutili attività che ti serviranno per traghettarti di nuovo verso sera.

Sotto la doccia ripassi le parole che dovrai dire a quell'incontro. A quella riunione.
La gatta si strofina sui piedi nudi per reclamare i croccantini mattutini.

Fai colazione. Falsamente lenta. Mentre rainews ti scatarra addosso cifre di disoccupazione, di depressione sociale, di desolazione morale.

Poi ti vesti. Convincendoti di avere un po' di stile anche con i jeans comprati all'ipercoop e la camicia a plausibili righine bianche e blu pescata nella cesta delle abituali rimanenze.

Una carezza al gatto. Un bacio alla moglie. E il rituale tuffo nel rosario paludato di rotonde, e tangenziali, e capannoni, e polveri, e la rassegna stampa di raitre che ti scatarra addosso le umane tragedie di disoccupazione, e di depressione sociale, e di desolazione morale.

Questa mattina, però, non si va a scuola. C'è l'assemblea di istituto al cinema Raffaello. Si fa l'appello, si dirige il traffico degli studenti, si parlotta coi colleghi, si prende persino un caffè.

Poi trovo un angolo tranquillo per mettermi a lavorare col Blackberry, e con l'IPad, e chiamo, e parlo, e studio, e scrivo, e mando mail...

E poi, non so perché, mi viene l'impulsivo impulso di mandare a defecare il mondo. Chiudo l'Ipad, soffoco il cell e vado a sbirciare fra le tende il film che guardano i ragazzi.

Parla di Freud. Faccio due passi al buio. I ragazzi a centinaia sono assorti. Lo schermo per un po' si fa più luminoso. Giro lo sguardo. Sulla tela si dipinge una scena tenue e suggestiva: i due stanno facendo colazione, seduti su raffinate poltroncine da giardino: un libro, la teiera, la tovaglia di pizzo sul tavolino tondo, il giardino sospeso sopra un lago incantato.

E mi sorprendo a pensare che in fondo la vita è tutta lì. In quei rari momenti di tregua dall'attesa. Quando ti senti in armonia con l'universo dipinto dalle tinte pastello del cielo, e del lago e di un tè bevuto con sottomessa lentezza.

Ho attraversato il resto della giornata in fretta, ma senza affanni. Perché in cuor mio sapevo che sarei giunto finalmente qui. Sulla poltrona di legno falsoantico del mio balcone. Con un libro, la gatta acciambellata, i rumori della sera, e un prosecco morbido e dorato nel bicchiere.

Non c'è il lago. Ma può bastare.





martedì 24 aprile 2012

Fatti non foste a viver come bruti...

L'amico Gianni si chiede come mai in fb abbondino sorrisi, afflati poetici, buoni sentimenti e belle facce... Io, rispondo per me: vivo nella scuola dove è cambiato poco perché non cambiasse nulla ( una fiera dell'imbalsamazione atavica); parto alla mattina con la rassegna stampa che spara frammenti appuntiti contro ogni parvenza d'anima; ho lasciato qualche scampolo di libera professione per fare l'assessore e i miei figli non capiscono perché siamo diventati più poveri; faccio politica, ma la politica pare non accorgersene; predico il bello e sono costretto a nuotare nel brutto; tollero supermario e lui mi manda in pensione fra dieci anni... Perché, dunque, nuotando nella merda devo anche scrivere di merda? Preferisco cercare, almeno qui, qualche parola d'aria. Per respirare un po'. Per sperare, prima o poi, di tornare in superficie. Per ricordare che anche Levi, nella profondità perduta della stupidità divina, s'aggrappava disperato alla bellezza: fatti non foste a viver come bruti, ma... (buona vita, nonostante tutto)


domenica 22 aprile 2012

...e se una farfalla

...e se una farfalla nasce in un giorno di vento?



mercoledì 18 aprile 2012

testi per 4S -


(pagina di servizio: raccolta testi per la mia classe 4S) 


Ciao: elabora un testo letterario (post, poesia, prosa poetica, aforisma, racconto…) in base ad uno dei seguenti stimoli:


LA SCUOLA AI TEMPI DI FACEBOOK: il rapporto fra studenti e insegnanti al tempo di facebook (le “amicizie” fra studenti e docenti: relazioni pericolose?); i pericoli che si annidano nella rete (storie di fanciulle, foreste e lupi cattivi?); le nuove frontiere della privacy (uno, nessuno, centomila?); l’influenza delle reti sui percorsi di apprendimento (le APP come APPagamenti dei possibili desideri?); i nuovi sentieri della conoscenza (la vita nuova dal clic al tap); eccetera.

SOGLIE, BORDI  E CONFINI (… e mi sorprendo a camminare/sul bordo del fosso.//come facevo da bambino.//ed ora so,/che ciò che vale è il bordo delle cose./di qua e di là c'è solo il bianco./o solo il nero.)

OGGI, TUTTI SI LAMENTANO. DEGLI ALTRI (De virtute, non de me loquor, et cum vitiis convicium facio, in primis meis facio” - “parlo della virtù, non di me; e quando critico i vizi, critico per primi i miei vizi” - Lucio Anneo Seneca)

PIACERI (Il primo sguardo dalla finestra il mattino/il vecchio libro ritrovato/volti entusiasti/neve, il mutare delle stagioni/il giornale/il cane/la dialettica/fare la doccia, nuotare/musica antica/scarpe comode/capire/musica moderna/scrivere, piantare/viaggiare/cantare/essere gentili - Bertolt Brecht)

Buona scrittura e buona vita ;-)

lunedì 9 aprile 2012

Forse, il perfetto amore

Forse
il perfetto amore
è solo una foto in bianco e nero
immaginata fra i versi di una poesia:
due ragazzi che si baciano in piedi
contro la porta della notte.


e tutto il resto è nebbia.