domenica 8 novembre 2009

Le scuole continueranno ad essere degli acquari...

Per fortuna i magrissimi introiti da amministratore pubblico mi costringono a continuare il mio vecchio mestiere da insegnante. E così anche quest'anno deambulo divertito fra otto classi, due laboratori e quasi duecento studenti (pardon: scolari). E, come gli altri anni, mi sono ingegnato a studiare le potenzialità digitali dei miei primini: ragazzi (per la verità sono quasi tutte ragazze) socialmente medi, intellettualmente medi, mediamente medi. Un campione mediamente rappresentativo dell'universo adolescenziale, insomma.

Per una curiosa fatalità, quest'anno il mio punto di osservazione è stato in qualche modo straniato. Avendo il mio indirizzo (liceo delle scienze sociali) cambiato sede, ci siamo trovati per un paio di mesi senza un laboratorio informatico operativo. Così – contrariamente alle mie consolidate abitudini – ho improvvisato qualche lezione più o meno frontale, con il curioso ausilio di una rutilante LIM.

Ho disquisito di filosofia dell'apparire, di linguaggi (verbali e non), di reti, di fratelli più o meno grandi, di teorie della comunicazione...

I mocciosi mi seguivano in religioso silenzio, quasi stupiti dagli effetti speciali della mia amatoriale oratoria e dei pretenziosi graffiti tracciati sulla SmartBoard.

Per dare una parvenza di interazione costruttiva alle mie divagazione pedagogiche, tempestavo poi di domande e domandine gli implumi scolaretti: chi sono i nativi digitali? che cosa vuol dire digitale? cosa sono i social network? cosa vuol dire taggare? è affidabile wikipedia? e via curiosando.

Il risultato di cotanto coraggio indagatorio? Un cognitometro piatto come il mio conto in banca: ragazzini leggeri come bollicine di facile lambrusco, ottentoti del pensiero critico, ignari del loro privilegio digitale, inconsistenti abitatori dell'arcipelago web nel quale deambulano a casaccio con la consapevolezza di un neonato criceto.

Un mito, dunque, quello dei nativi digitali? Forse sì.

Ma, da una paio di settimane sono arrivati i computer e così ho condotto lo sciame degli imberbi trogloditi davanti a monitor, topi e tastiere. E li ho abbandonati alla libidine dello smanettamento a briglie quasi sciolte (consegne tipo: partorite una breve presentazione – testo, immagini, musica... - del vostro gruppo: piaceri, tristezza, interessi, torture, sogni...). L'aria s'è popolata di sussurri e sorrisi. Le mani scorrevano sciolte fra tasti e tastini. Le finestre s'aprivano a randa in uno sfarfallio di proposte animate. Possiamo fare foto col cell? E i filmati? E posso mettere la musica di Pinco? Io le foto ce le ho in facebook posso... E posso attaccare l'ipod? E...

...e in qualche decina di minuti quei ragazzi incollati al mutismo verbale degli interrogatori di classe, hanno iniziato a marcare il loro territorio con pisciatine di pixel e googlate incoscienti.

Un mito, dunque, quello dei nativi digitali? Forse no.


Mi dispiace per gli austeri immigrati digitali che vantano la loro prestigiosa capacità di dominare il web duepuntoqualcosa con maggior maestria dei nativi, ma... ma loro, i nativi, i barbari di google, i mocciosi di faccialibro, si stanno moltiplicando con geometrica progressione, e come una inarrestabile pandemia stanno colonizzando a tappeto il vecchio mondo...

...e dire che loro non sono digitalmente performanti solo perché molti (moltissimi!) hanno la consapevolezza critica di un criceto è come dire che la nostra generazione non è gutemberghiana solo perché la maggioranza degli adulti non sa decodificare decentemente un quotidiano (e nemmeno le panzane delle tivu berlusconiane).

Qualcuno di noi sa ANCHE navigare con maestria fra i marosi del web; TUTTI loro, ormai, sanno nuotare dalla nascita fra i flutti digitali.

Facciamocene una ragione. E piantiamola di osservare dall'alto, con altezzoso disprezzo, quei poveri pesciolini multicolor che nuotano negli oceani di bit. Tuffiamoci con loro. Mescoliamoci con loro. Proviamo a non snobbare il loro essere naturalmente meelting pot. Cambiamo punto di vista.

Altrimenti le scuole continueranno ad essere degli acquari con spesse pareti di cristallo che dividono i pesci guizzanti dagli allevatori inutilmente pensanti.

venerdì 6 novembre 2009

Illusioni, grida il filosofo!

Questa mattina, davanti alla LIM, una ragazzina sveglia e molto cool, stava illustrando lo storyboard della suo progetto multimediale sulla poesia. Ad un certo punto dice di voler incentrare il suo lavoro su Baudelaire. Io l'ascolto e poi, giusto per interloquire un po', le chiedo in quale periodo collocherebbe l'augusto intellettuale. Lei ci pensa un paio di secondi, scosta il ciuffo ribelle con un gesto vezzoso e sicura di sé sentenzia:
All'illusionismo!
Scusa? - Faccio io, con sguardo sarcastico.
Baudelaire fa parte dell'illusionismo! - Replica lei decisa.

Perfetto. Io mi sono sempre battuto contro la stupidità di chi tenta di inscatolare gli artisti nei reparti disegnati da critici mediocri (illuminismo, neoclassicismo, romanticismo, ...ismo, ...ismo...), ma la risposta della fanciulla è veramente geniale!
A chi appartiene l'amico Carlo? All'illusionismo! Vero! Perfetto!

...or non è tutto illusione?

mercoledì 4 novembre 2009

L'autunno di smool


..dopo la primavera e l’estate, arriva l’autunno, anche per smool.

Tempo di ricordi, di tenere malinconie e di languida stanchezza.

Piogge di pacati pensieri.

Fogli di foglie che profumano d’incanto.

Ma cinque anni sono una vita, per una rivista di ragazzi.

E, come d’autunno sugli alberi le foglie, anche smool attende che una brezza

ne spazzi via le ali. Scarnificando i rami.

In attesa, forse, di un’improbabile primavera.

Buoni brividi di lettura!

leggi smool n° 39 >>>

domenica 1 novembre 2009

Confesso...

Lo confesso. Confesso di trovarmi in un'atipica e sconcertante situazione. Sono sposato da decenni, ho 2 figli, 2 mutui e 2 o 3 lavori che mi garantiscono la quotidiana dose di stress. Eppure...

...eppure non mi rollo canne, non ho mai visto da vicino la polvere di coca, non vado a puttane, non frequento escort e non sono nemmeno attratto dai trans... Certo, pasteggio a lambrusco e ogni tanto mi concedo qualche goccia di brunello, ma non so se basta per uscire dalla mia disarmante e pressoché inconfessabile normalità.

Forse, non sono tagliato per fare il politico.

venerdì 30 ottobre 2009

Autunno

[Autunno (il coraggio della banalità)]

Freddi, rapidi e taglienti, scampoli di tempo mi piovono addosso senza sosta, mentre guado faticosamente pantani di giornate senza fine. La tentazione di fermare il flusso di normale pazzia mi assale a più riprese. Spengo i pensieri quotidiani e per un po' provo a guardare il mondo. E' un mondo senza autunno apparente. Solo case e alberi stranieri che sfilano fiochi dai finestrini.

Per ritrovare l'autunno devo evocare i ricordi. E allora spengo il motore alla prima parvenza di campagna. Annuso l'odore della pioggia avariata e chiudo gli occhi.

Erano foglie vere, quelle che pavimentavano giornate lente di gioventù. Erano foglie lente di sorrisi e di malinconie. Di baci rubati all'ombra accennata di platani antichi. Di mani acerbe che si cercano. Di passi strascicati contro il timido sole accoccolato sull'acqua della sera.

Era l'autunno profumato dai versi di Verlaine. E dai colori languidi di pomeriggi attesi. E dagli occhioni incantati delle fanciulle in fiore.

Era l'autunno immaginato sui banchi del liceo. Mentre l'austera prof cantilenava esametri stantii, e noi ci scambiavamo sguardi di innocente complicità.

Era l'autunno disegnato sulle sdrucite pagine del diario. Con le sue tristezze amate. E le prime foto. Le prime sigarette.

Era l'autunno che ora non c'è più.

Nella tasca della giacca grigia, una ruvida vibrazione precede la musichetta scema del BlackBerry. Resisto solo un po'. Poi...

-... sì, sì... sto arrivando... sono rimasto bloccato in tangenziale... ma ora il traffico è scorrevole... in una decina di minuti sono in ufficio...

Sbatto con furia la portiera e riparto. Il traffico cancella ogni brandello di poesia. La radio mi vomita addosso badilate di oscena quotidianità. Recupero dal cassetto un vecchio cd di Francesco: “E un altro giorno è andato, la sua musica è finita, quanto tempo è ormai passato e passerà...”

domenica 18 ottobre 2009

SMOOL - Settembre, andiamo. E' tempo di migrare.


Settembre, andiamo. E' tempo di migrare.

Si stempera nel blu l'oro dell'estate,
i primi freddi accarezzano sguardi d'impazienza,
la campanella torna a ritmare litanie di lezioni,

i libri s'accatastano di nuovo sopra il letto,

e le alchimie di smool riprendono impavide
il loro lento incedere.

Buon anno scolastico e buona scrittura.

leggi smool >>>

martedì 13 ottobre 2009

Il piacere del testo

Dopo non molti dí vien la donzella
dove spiegate i Franchi avean le tende.
A l'apparir de la beltà novella
nasce un bisbiglio e 'l guardo ognun v'intende,
sí come là dove cometa o stella,
non piú vista di giorno, in ciel risplende;
e traggon tutti per veder chi sia
sí bella peregrina, e chi l'invia.

Argo non mai, non vide Cipro o Delo
d'abito o di beltà forme sí care:
d'auro ha la chioma, ed or dal bianco velo
traluce involta, or discoperta appare.
Cosí, qualor si rasserena il cielo,
or da candida nube il sol traspare,
or da la nube uscendo i raggi intorno
piú chiari spiega e ne raddoppia il giorno.

Fa nove crespe l'aura al crin disciolto,
che natura per sé rincrespa in onde;
stassi l'avaro sguardo in sé raccolto,
e i tesori d'amore e i suoi nasconde.
Dolce color di rose in quel bel volto
fra l'avorio si sparge e si confonde,
ma ne la bocca, onde esce aura amorosa,
sola rosseggia e semplice la rosa.

Mostra il bel petto le sue nevi ignude,
onde il foco d'Amor si nutre e desta.
Parte appar de le mamme acerbe e crude,
parte altrui ne ricopre invida vesta:
invida, ma s'a gli occhi il varco chiude,
l'amoroso pensier già non arresta,
ché non ben pago di bellezza esterna
ne gli occulti secreti anco s'interna.

Come per acqua o per cristallo intero
trapassa il raggio, e no 'l divide o parte,
per entro il chiuso manto osa il pensiero
sí penetrar ne la vietata parte.
Ivi si spazia, ivi contempla il vero
di tante meraviglie a parte a parte;
poscia al desio le narra e le descrive,
e ne fa le sue fiamme in lui piú vive.

Lodata passa e vagheggiata Armida
fra le cupide turbe, e se n'avede.

(Torquato Tasso)

La parte più erotica di un corpo
non è forse dove l'abito si dischiude?
L'intermittenza sola è erotica:
quella della pelle che luccica
fra due Capi
(la maglia e i pantaloni),
fra due Bordi
(la camicetta semiaperta).
È questo scintillio a
sedurre: la scena
d'una sparita apparizione.

(d'apres Roland Barthes)

venerdì 25 settembre 2009

A Torquato e Ludovico

Dopo settimane di
riunioni e corse,
e corse di riunioni
e convegni

ed embrioni di congressi
e appuntamenti
e giunte
e consigli comunali
e consigli di istituto
e
parole
e parole di parole
e infinite mediazioni
su presunte parole di parole,
mi sono regalato
un lungo
anche se fuggito pomeriggio:

inchiavardato in casa e
stravaccato sul piumone
dopo
aver ucciso telefoni e computer

ho letto
nevicate di parole
piene di tempo
e amore

erano le
autunnali ottave
dei miei amici
Torquato e Ludovico.