[premessa: mi dispiace un po' bruciare un argomento così urgente in un momento di stanca, ma lo riprenderemo a settembre...]
La visione globale dei tabelloni finali di un liceo è illuminante. Scorrendo le caselline incollate sulle vetrate della mia scuola, ad esempio, potrete facilmente scoprire che ci sono classi disastrate (13-14 bocciati) e classi baciate dal fato (0 bocciati). Se poi vi concentrate sulle educate colonnine delle singole discipline, potrete notare che in prima Y i ragazzi vanno quasi tutti male in italiano (3 sole sufficienze) mentre in prima X e K sono degli scrittori provetti (0 insufficienze).
Verrebbe da dedurre che chi ha fatto le classi è stato un pazzo o un disonesto, avendo concentrato i bravi lì, ed i somari là e là. Il che, però, è da escludere visto che della composizione della classi me ne sono occupato io. E giuro sul Manuale delle giovani marmotte che ho assemblato classi assolutamente omogenee: tot ottimi, tot distinti, tot buoni, eccetera, eccetera. (è vero che per fortuna sono un po' folle, ma è ancora più vero che sono purtroppo affetto da onestite cronica).
Si deve dedurre allora che il destino degli studenti dipende in buona misura non dalla classe (ragazzi!), ma dal consiglio di classe (docenti). E che la bocciature la promozione dipendono dai dadi che lancia il destino: se becchi il prof. Pippo sei un deficiente, se becchi il prof. Pluto sei un genio.
Da qui la mia proposta che trae origine da un banale ragionamento statistico: se in una classe ci sono dieci bocciati e nelle altre zero, per dare le stesse chances a tutti i ragazzi proporrei di fare in modo che in tutte le cassi ci sia lo stesso numero di bocciati (poniamo 5).
Come?
Semplice. Si fa – ancora una volta – come nel calcio. Si stabilisce per regolamento che in ogni classe ci devono essere 5 bocciati. Quindi si organizzano verifiche competitive. Alla fine si fanno le graduatorie e gli ultimi cinque classificati vengono segati.
Per rendere un po' più interessante il campionato (pardon: l'anno scolastico) si potrebbe anche organizzare un playout finale: gli ultimi 2 studenti retrocedono direttamente, mentre i ragazzi che si classificano dal sestultimo al terzultimo posto si giocano la promozione in un mini torneo a base di verifiche.
Insomma: la modesta proposta è di sostituire il criterio della meritocrazia con il criterio della competizione. Promozione e retrocessione sarebbero avvertiti dai ragazzi come eventi meno casuali.
Con lo stesso criterio si potrebbero organizzare, all'interno di ogni scuola, anche le varie sezioni: sezioni di serie A, B, C... (nel senso, ovviamente, calcistico del termine: campionati di serie A, B e C...). E i ragazzi potrebbero scegliere a quale campionato partecipare (almeno uno sa che cosa gli tocca, non come ora che un ragazzo può beccare il consiglio di classe carogna o buonista solo in base ad un sorteggio!).
Che bello, poi, se anche le scuole giocassero in campionati diversi: scuole di serie A, B, C... Non come adesso, però: i licei fanno il campionato di serie A, i tecnici i B, i professionali...
No: all'interno delle stesse categorie (licei, tecnici, professionali...) dovrebbero esserci licei di serie A, B, C..., professionali di serie A, B, C...
E questo sarebbe proprio bello: vedere finalmente professionali di serie A, con prof. di serie A, ragazzi di serie A, ambienti attrezzati di serie A.
Perché, al di là di tutte le elucubrazioni, ciò che manca da sono proprio le scuole di eccellenza, e soprattutto Istituti Tecnici e Professionali di eccellenza che selezionino docenti e ragazzi di eccellenza.